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6 Giugno: l'ultima campanella

Vogliamo tornare a scuola
 
Ultimo giorno di scuola
 
C’è stata una campanella di inizio e ci sarà una campanella di fine anno scolastico …: suona da lontano e si sentirà poco...
Questo accadrà perché, in mezzo, c’è stata una campanella che era un
segnale d’allarme, forte ed intenso che ha portato paura, preoccupazione
e, in qualche caso, panico.
 
Dalla fine di febbraio a tutt’oggi è iniziata un’interruzione che ha lasciato
in sospeso le cose più importanti:
le voci dell’entrata,
la gioia nei corridoi,
la preoccupazione di un’interrogazione temuta,
la soddisfazione di una
cosa fatta bene insieme,
la simpatia di quella maestra
e la presenza di una docente inutilmente severa che vuole essere ricordata come antipatica e forse non ci riuscirà.
 
Il contatto visivo, le mani, le voci, i ricordi, gli affetti che si riannodano,
la mano della mamma,
l’incertezza dei papà,
la premura dei nonni.
La scuola è dentro la vita
e la vita – da sempre – è dentro la scuola.
 
E’ mancato questo:
è mancata la vita, la socialità, le relazioni,
...
la possibilità di perdere e riannodare emozioni ed affetti.
La scuola spiega la vita,
si impara cadendo e rialzandosi,
ricevendo gratificazioni e frustrazioni,
sentendo l’affetto e la comprensione così come le giuste severità.
Un anno che si chiude ed entrerà nella storia emotiva di bambini e ragazzi.
Sarà ricordata per questo.
Nessuno, nessun ragazzo o bambino
ricorderà il disegno, il tema, la ricerca, l’autore di letteratura o la traduzione di latino o inglese saltato: ricorderà, come segnale di una vita
nuova, la vita che non c’è stata o è stata fortemente reclusa e dimezzata.
Quella stessa vita che, speriamo,
ricomincerà il 1 settembre
con le gioie ed i dolori di un luogo imperfetto:
la scuola di tutti e di ciascuno
 
Microriflessione del dirigente scolastico  dr Guglielmo Rispoli
pubblicata anche sul Mattino di Napoli il 4-giugno-2020