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Un pò di noi...
 
 

Alessia sorella di Daniele......

 
 

 

a volte, incontrando i bambini....

 

Mi avevano chiesto di intervenire, ieri pomeriggio, ad un dibattito sulle strategie didattiche e metodologiche più efficaci.

Quando cambio pubblico sono sempre un po' sulle mie anche se comunico semplicità e sicurezza. Prendo tempo e studio la situazione ed intanto comincio a parlare.

Poi da un lato della sala, furbetta e silenziosa una bambina giocando con il suo videogame mi guarda con apparente superficialità e superiorità....

"Ma no, mi dico, non può essere !"

"Vuoi vedere che questa bimba è così intelligente e reattiva che mi aiuta a svolgere meglio la mia relazione?"

Parlando mi avvicino e le chiedo il nome, mi risponde, le faccio domande e mi risponde: "Sono Alessia, sorella di Daniele".

Alessia è accanto alla sua mamma che è lì ad ascoltare ... Pian piano partecipa con gli occhi e con le mani, non so se valuta la cosa ma a un certo punto chiude il monitor del videogame e lo spegne.... E' sempre più attenta....

Non mi poteva andare meglio....

Devo spiegare il concetto di apprendimento per esemplarità, la guardo e le chiedo cosa sa fare suo fratello. "Daniele ha 3 anni, non sa fare le cose che so fare io, non ha ancora imparato la differenza tra nomi comuni e nomi propri, ma si sa arrampicare"

- E come ha imparato? glielo hai spiegato ?

- No mi ha visto arrampicare e piano piano lo ha fatto anche lui, però ogni tanto cade e deve ricominciare.

Alessia non lo sa ma sta spiegando a tutti noi il valore pedagogico dell'errore e, oltre all'esemplarità anche il forte ed importante concetto dell'apprendimento basato sul fare.

Alessia ha 7 anni e mezzo, (poi mi confiderà 8 anni a Gennaio, un "capricorno convinto") e frequenta la terza classe della scuola primaria. Alessia prende il sopravvento s piega a tutti la differenza tra "cane" che è nome comune e "Daniele" che si scrive con la lettera grande, ma aggiunge che Daniele non la sa la differenza ma parla egualmente e chiama egualmente le cose per nome. Aggiunge che la mamma (Floriana) chiama il papà (Fabio) con la F grande e se lo chiama forte forse tutta la parola (FABIO) andrebbe scritta in stampatello.

Alessia va avanti e non si perde più una sola parola del mio intervento che diventa a questo punto sempre più interattivo e vivace.

Non sa a cosa serve una guida didattica ma sa che il papà (Fabio) guida ed anche la mamma (afferma tra le risate dei più tra i presenti), quindi la guida della didattica dovrebbe essere "una cosa che serve alle maestre".

Mi permetto di spiegare cosa è successo nella relazione dialogica con la bambina ed accenno al disegno di un bambino che abbozzo a mo' di pupazzo sulla lavagna a fogli bianchi....

Parlo del ruolo dell'ascolto (e lei aggiunge che i bambini devono parlare di più a scuola "se no, che ci stanno a fare?" ).... E' una bambina tutta testa e non sa definire la pancia mentre tratteggio nel mio ominide quella parte però alza la mano tendendo il braccio come se fosse a scuola:

"Posso venire a fare io il disegno del bambino?"

, mi aggiunge avvicinandosi, perchè quello lì non mi piace, lo hai sbagliato. Alessia disegna perfettamente una bambina (se stessa !?!) e umilia il mio disegna e quando affianco un altro ominide più stilizzato aggiunge: "Daniele fa anche lui i bambini ma li disegna meglio di te".

Il tutto avviene con grande simpatia, Si sente partecipe del mioparlare e del mio dire. Non sente di umiliarmi perchè vede ridere i miei occhi oltre che il mio viso intero, raccoglie il sorriso fragoroso della sala e continua ad ascoltare mentre spiego l'importanza delle strategie relazionali tra bambini e bambini, e tra bambini e maestri.

Alla fine mi regala il suo disegno e si limita a firmarlo e poi vuole darmi un bacio.

E' stata proprio una bella lezione, forse è proprio vero: "i bambini basta ascoltarli e farli essere quello che sono: lo spettacolo più grande della Natura".

Questo lo avevano detto da tempo - ed in vario modo - Gesù di Nazareth, Jean-Jacques Rousseau  e Maria Montessori

 

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